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LA GIUSTIZIA
di Davide Arcangeli
Vengo rappresentata come una bilancia, che si inclina do-ve c’è maggior peso, per ripartire equamente le misure. In effetti ciò che ho imparato fin da bambina nella vita è fare le cose bene, attribuendo a ciascuno le ricompense secondo i suoi meriti e le pene secondo le sue colpe. Ma questa è una versione infantile di me, che ho cercato presto di superare, perché mi sono resa conto che la bilancia degli esseri umani inclinava sempre verso la direzione delle colpe e delle pene, e io non volevo passare come una maestra cattiva, sempre intenta a puntare il dito contro alunni disobbedienti. In piena crisi d’adolescenza mi sono chiesta: per quale motivo sono nata? Qual è la vocazione a cui Dio mi chiama? Allora, in un improvviso bagliore di luce divina, ho capito: io non posso considerarmi da sola, senza l’aiuto della mia sorellina, con cui sono cresciuta, che ha il nome di “misericordia”. Con lei ho compreso quindi che il mio lavoro è, sì, ogni tanto anche quello di punire, ma solo per riconciliare; oppure sì, ogni tanto anche quello di togliere, ma solo per donare qualcosa di più e di meglio! Se quindi ho tolto forza e potenza politica a Israele, è solo per lasciare in mezzo a questa terra un popolo umile e povero, che confidi nel nome del Signore. Ho tolto una forza u-mana, solo per darne una divina, che incarni le mie esigenze profonde. Io opero con la misericordia, nel grande affresco della rivelazione, per mostrare come la parola di Dio si compia inevitabilmente, secondo misteriosi disegni di comunione e di amore, in un giorno definitivo di pace universale, in cui l’ira di Dio sarà solo una sfumatura della sua tenerezza infinita. Il mio disegno supera quello formale di scribi e farisei, che si concentra nell’adempimento esteriore dei precetti della Tôrâ. Io voglio solo la piena manifestazione dell’amore del Padre dentro alla storia dei poveri di spirito e degli operatori di pace. Io trasformo la persecuzione in beatitudine, per chi ha fame e sete di me.