UNA MORALE DECISAMENTE NUOVA
di Roberto Laurita
La proclamazione delle Beatitudini non può rimanere un masso erratico. Ecco perché nel Vangelo di Matteo il testo che lo segue ci mostra, per così dire, le conseguenze, le ricadute di quel “manifesto”. Viene così alla luce una morale che non aggiunge qualche regola in più a quelle già esistenti, ma orienta a uno spirito radicalmente nuovo. Non è la morale della lettera, della prescrizione, ma del cuore, e questo inteso alla maniera semita, come il luogo centrale da cui provengono le scelte, le decisioni, gli atteggiamenti, i comportamenti di una persona. È una zona in cui ci avventuriamo prendendo come sicura bussola la parola di Gesù. Non è una morale facile, che addirittura abolisce “la Legge o i Profeti”. Quello che viene proposto è decisamente più impegnativo ed esigente. Con queste parole, infatti, siamo condotti a esplorare zone oscure della nostra esperienza umana. Così Gesù non si limita a proibire l’omicidio, ma attira l’attenzione su tutto ciò che fa morire una persona, anche senza ricorrere alle armi. Basta pensare alla calunnia che ferisce il buon nome di un individuo, alle accuse reiterate che colpiscono là dove uno è più fragile, ai sospetti e ai pregiudizi che tarpano le ali a una convivenza pacifica, alla gelosia che avvelena qualsiasi possibilità di contatto sereno. Così Gesù non si limita a stigmatizzare l’adulterio, ma accende i fari su tutto ciò che lo precede e in qualche modo lo favorisce. Tutti i tentativi di seduzione che passano attraverso gli sguardi e i contatti, tutto quello che viene compiuto con lo scopo di preparare e consumare il tradimento. E, a questo proposito, chiede ai discepoli di essere determinati. Non nel condannare gli altri, ma nell’estirpare ogni radice di male che ha attecchito in loro. Così Gesù non dà per buona la legge che offriva a un ebreo la possibilità del divorzio, ma considera quest’ultimo un adulterio che contravviene al progetto di Dio. Anche per quanto riguarda i giuramenti, che spesso chiamano in causa Dio e le realtà più sacre, Gesù esorta i suoi seguaci non solo ad astenersene, ma a renderli inutili. Come? Con un linguaggio franco e schietto, veritiero e privo di pieghe oscure, un linguaggio che, proprio per questo, non ha bisogno di essere avvalorato dal ricorso a formule particolari. Perché la sua chiarezza è sinonimo di verità e di autenticità, e la sua mitezza testimonia la bontà che guida il cuore dell’uomo.